La sovietizzazione dell’area euro
"Io sono cresciuta in uno stato che ha avuto la fortuna di avere come vicino la Germania ovest per tirarsi fuori dai guai: ma nessuno farà lo stesso per l’Europa”. Ovvero: “Se tutti voi vi comportate come si poteva fare sotto il comunismo, allora è finita…”. Giovedì e venerdì scorsi, a leggere il riassunto informale del vertice di Bruxelles così come è finito nelle mani del corrispondente del Monde, Philippe Ricard, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è lasciata andare ai ricordi di gioventù nella Ddr di Walter Ulbricht, quando studiava fisica alla Karl Marx Universität, per esprimere il suo fastidio nei confronti degli alunni dell’area euro, così ingrati nei confronti della maestra.

"Io sono cresciuta in uno stato che ha avuto la fortuna di avere come vicino la Germania ovest per tirarsi fuori dai guai: ma nessuno farà lo stesso per l’Europa”. Ovvero: “Se tutti voi vi comportate come si poteva fare sotto il comunismo, allora è finita…”. Giovedì e venerdì scorsi, a leggere il riassunto informale del vertice di Bruxelles così come è finito nelle mani del corrispondente del Monde, Philippe Ricard, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è lasciata andare ai ricordi di gioventù nella Ddr di Walter Ulbricht, quando studiava fisica alla Karl Marx Universität, per esprimere il suo fastidio nei confronti degli alunni dell’area euro, così ingrati nei confronti della maestra. Mutti Merkel ha speso anche parole dolci per convincere i partner a sottoscrivere i contratti vincolanti con l’Unione europea: “La vita non è giusta – ha sentenziato magnanima di fronte ai capi di governo – Qualcuno mangia troppo e ingrassa, altri restano gracili. Ebbene, io li aiuterò. Non è un diktat, bisogna saper capire le esigenze di chi non ce la fa”. Pare che il richiamo stavolta sia caduto nel vuoto. Frenano gli alleati del nord, dalla Finlandia al cancelliere austriaco Werner Faymann, cui non va a genio l’accusa di prender impegni prima di affrontare il Parlamento. Frau Angela inghiotte amaro ma non si trattiene quando Mariano Rajoy, per l’occasione paladino dell’Europa del Sud, osa dire: “Molti di noi stanno facendo rifome e sacrifici. Ma devono essere volontari, non imposti”. “Prima o poi – replica Merkel – senza la coesione necessaria, la moneta unica esploderà”. Per poi rinfacciare, perfida, agli alunni, la sua accusa: “Non voglio che qualcuno un giorno mi rinfacci di aver perso le elezioni per colpa mia…”. E allora, prima di imporre la volontà tedesca e approvare i “contratti per le riforme”, aspettiamo un po’: “Vedrete tra sei mesi – conclude con un piglio degno del Politburo – chi raccoglierà le briciole”. Lo vedremo. Per ora, a legger queste note, non resta che prendere atto che la diagnosi della cancelliera non è poi così lontana da quella degli euroscettici: dopo dosi massicce di austerity rigorista ma troppo spesso tassaiola (e non per colpa di Berlino), l’euro non gode affatto di buona salute. Gigante ingessato tra i tic poco altruisti della Germania, e lo scarso impegno riformatore di molti altri paesi (Italia inclusa), l’euro rischia di sovietizzarsi. Non lo dice solo Merkel.